«C’è un momento, in una partita di pallavolo, in cui tutto sembra finito. La palla cade, l’arbitro fischia. Punto per gli altri. Per alcuni di noi, quel fischio è arrivato in una stanza d’ospedale. A un certo punto il corpo non risponde più, la vita va in panchina e non sai se tornerà in campo. Non puoi fare nulla, se non aspettare e capire che la tua partita non dipende più da te. Poi succede qualcosa di invisibile. Qualcuno, nel momento più difficile della propria vita, compie un gesto enorme: dice “sì”. Quel sì diventa un nuovo battito, un nuovo respiro. Noi siamo qui perché qualcuno ha deciso che la fine di una storia potesse diventare l’inizio di un’altra. Ogni palla toccata oggi non è solo sport, è un secondo tempo che qualcuno ha reso possibile. La donazione non salva solo una vita, la rimette in gioco. Se oggi usciamo da qui con il desiderio di dire anche noi quel SÌ, allora questa storia non finisce in questo palazzetto».



