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Convocazione Assemblea Annuale – domenica 27 febbraio

Avisine e Avisini

Come ogni anno si svolge la consueta Assemblea  dei soci.

Si può pensare che sia la solita e noiosa riunione dove vengono snocciolati i soliti numeri e le solite statistiche con le solite relazioni.

In parte è vero.

C’è un solo modo per rendere l’Assemblea un momento di confronto, di discussione, di nuove proposte.

È la vostra partecipazione numerosa.

Noi del Direttivo cercheremo di rendere più snella la parte informativa e lasciare più spazio alla discussione e alle proposte.

Solo in questo modo il Direttivo potrà avvalersi di nuove idee e tramutarle in proposte concrete.

 

Vi invito, pertanto,

DOMENICA 27 FEBBRAIO 2022

ORE 09.30

PRESSO IL CENTRO SOCIO CULTURALE DI SOLBIATE OLONA

VIA PATRIOTI 31

 

VI ASPETTO NUMEROSI

 

Il Presidente

Bianchi Giuseppe

Giornata Mondiale delle Cardiopatie Congenite

Il 14 febbraio non è solo San Valentino, patrono degli innamorati e protettore degli epilettici di cui, oltretutto, si celebra oggi la giornata: il Ministero della Salute, in collaborazione con l’Associazione Italiana dei Cardiopatici Congeniti Adulti AICCA Onlus, ha istituito per la data odierna la Giornata mondiale delle cardiopatie congenite, ovvero tutte quelle malattie collegate ad uno sviluppo anomalo del sistema cardiovascolare – cuore e grossi vasi – in fase embrionale. Circa 8 bambini su 1000 nascono affetti da difetti cardiaci congeniti, una delle principali cause di morbilità neonatale. Non se ne conoscono precisamente le cause: alcuni dipendono dall’esposizione a fattori teratogeni come il virus della rosolia, ma la maggior parte dei difetti si ritiene siano causati da più fattori genetici ed ambientali.

Laddove diagnosticabili mediante ecocardiografia (alcune cardiopatie, infatti, si manifestano solo tardivamente), la maggior parte dei difetti congeniti sono ben tollerati durante la vita fetale e causano solo disabilità di lieve entità o si risolvono spontaneamente senza necessità di intervento chirurgico; altri, al contrario, richiedono una trattazione tempestiva. 

Già Aristotele osservò che il cuore comincia a battere nelle prime fasi di sviluppo intrauterino (primum oriens, ultimum moriens), verosimilmente fra il 22esimo e 23esimo giorno dopo l’ovulazione e la fecondazione. Questo sviluppo così precoce avviene perché l’embrione in crescita non può più soddisfare i suoi bisogni di nutrizione e ossigeno per sola diffusione, ma deve essere maggiormente in grado di assorbire ossigeno e sostanze nutritizie dal sangue materno ed eliminare anidride carbonica e altri metaboliti. Si tratta tuttavia di un cuore primordiale, ben lontano da quello che concepiamo come il cuore “adulto”. Per capire, pertanto, l’origine embriologica di queste patologie, bisogna immaginare che il cuore primordiale non è altro che un tubo cardiaco che progressivamente si allunga, si ripiega e si introflette, formando una serie di dilatazioni e costrizioni alternate. 

Nel cuore primitivo riconosciamo così un atrio primitivo, un canale atrioventricolare, un ventricolo primitivo e il bulbo cardiaco con il tronco arterioso, cavità e spazi destinati ad essere separati da setti e valvole per formare un cuore “sano” con due atri, due ventricoli e altrettante strutture: è proprio dalla mancata o anomala formazione di questi setti e valvole che originano le principali cardiopatie congenite, cui si aggiungono le anomalie dei vasi collegati al cuore come il tronco arterioso, le vene polmonari e gli archi aortici. Si parlerà quindi di anomalia del setto atriale quando i due atri non risulteranno correttamente separati; analogo discorso per il setto ventricolare che divide i due ventricoli, le cui anomalie sono i tipi più comuni di difetti cardiaci congeniti. Il sistema cardiovascolare fetale necessita inoltre di “strutture” che gli sono fondamentali per una corretta e completa circolazione sanguigna prenatale. Non servono invece nella circolazione sanguigna adulta, in cui rappresenterebbero, al contrario, situazioni patologiche: la persistenza di queste strutture è dunque all’origine di altre importanti cardiopatie congenite, come il forame ovale pervio e la persistenza del dotto di Botallo. 

Come si può intuire, poiché la suddivisione del cuore primitivo è il risultato di complessi processi cellulari e molecolari, le anomalie dei setti cardiaci sono relativamente comuni. Grazie ai recenti progressi in chirurgia cardiovascolare, molti tipi di difetti cardiaci congeniti vengono efficacemente corretti e risolti. Nei casi più gravi, non sono compatibili con la vita extrauterina.

 

A cura di Francesca Genoni

Fonte: Lo sviluppo prenatale dell’uomo – Keith L. Moore

 

Epilessia e Donazione di sangue

Il 14 febbraio 2022 verrà celebrata la Giornata Mondiale dell’Epilessia, una delle malattie neurologiche oggi più diffuse con circa 65 milioni di casi nel mondo. 

L’epilessia è un disturbo neurologico caratterizzato dall’insorgenza di crisi epilettiche ricorrenti e spontanee, ossia non correlate a fattori di stress. Con “crisi epilettica” si identifica un evento clinico provocato da una scarica elettrica anomala a livello della corteccia cerebrale, che interrompe transitoriamente la normale funzionalità cerebrale. 

Si parla di Epilessia Primaria quando non è associata a lesioni cerebrali (tumori, malformazioni, eventi infiammatori, etc.), mentre se sono presenti lesioni viene diagnosticata come Epilessia Secondaria o Sintomatica. Oggi, oltre il 70% delle epilessie primarie è curabile. Per quelle secondarie, tutto dipende dalla causa scatenante.

Nelle crisi parziali i sintomi dipendono dall’area cerebrale (motoria, sensitiva o del linguaggio) interessata. Possono insorgere scatti, formicolii, senso di nausea, disturbi sensitivi o difficoltà a parlare. Mentre in caso di crisi generalizzata, i soggetti perdono improvvisamente coscienza ed è possibile che si associno anche contrazioni muscolari diffuse, contrattura mandibolare e cianosi temporanea del volto. 

La persona che presenta crisi epilettiche, anche una volta rimossi i possibili fattori scatenanti, deve sottoporsi ad un trattamento farmacologico anticonvulsionante, al fine di eliminare o almeno controllare le manifestazioni epilettiche. 

I soggetti che devono sottoporsi al trattamento vengono sospesi dalla donazione di sangue, ma potranno essere nuovamente accettati una volta trascorsi 3 anni dalla cessazione della terapia anticonvulsionante senza ricadute. 

La diagnosi di epilessia è primariamente clinica, basata sulla descrizione degli episodi critici da parte del paziente, poi è necessario sottoporsi ad esami specifici. I più importanti sono l’elettroencefalogramma (EEG), con cui vengono individuate possibili anomalie nella regolare attività elettrica del cervello e la Risonanza magnetica dell’encefalo, che è fondamentale per ricercare o escludere una patologia cerebrale strutturale.

A cura di Marta Pieretti

Fonti:

https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/malattie-neurologiche/epilessia/epilessia

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/e/epilessia

L’invisibile importanza della lacrime

Che siano di gioia o di tristezza, le lacrime fanno parte della nostra quotidianità. Eppure quanti di noi saprebbero confermare che, senza accorgercene, “piangiamo” continuamente, una volta ogni pochissimi secondi? Il liquido lacrimale, infatti, viene rinnovato ogni volta che battiamo le palpebre, il che implica che quello in eccesso debba essere in qualche modo smaltito. Il motivo per cui non ce ne rendiamo conto è che il liquido defluisce prima nella sacca lacrimale (quella visibile nell’angolo interno dell’occhio), quindi attraverso un apposito condotto scende nella cavità nasale. Proprio così, “piangiamo” (per così dire) di continuo e lo facciamo con il naso.

 

La produzione delle lacrime

Ma andiamo con ordine: se è questo il percorso con cui viene smaltito per essere ricambiato, dov’è che il liquido lacrimale trae la sua origine?

I suoi centri di produzione sono due ghiandole sottopelle, ciascuna collocata in alto a destra di ogni bulbo oculare, indicativamente al di sotto dell’estremità esterna delle sopracciglia. In totale, ognuna delle due ghiandole lacrimali produce al giorno circa 1 mL di lacrime: dal momento che, come dicevamo, il ricambio di liquido avviene ad ogni battito di palpebra, e visto che in linea di massima battiamo le palpebre 10 mila volte al giorno, possiamo prendere atto che basta la secrezione di una quantità davvero ridotta di liquido lacrimale per mantenerlo rinnovato ed efficiente.

 

Le funzioni delle lacrime

Il liquido svolge un ruolo essenziale nell’ambito del sistema difensivo dell’occhio: oltre a componenti vari tra cui sali e glucosio, questa soluzione include anche il lisozima, un enzima battericida che si occupa di fare pulizia di svariate specie di batteri. Inoltre, il liquido lacrimale ha la facoltà di agevolare lo scivolamento sull’occhio di eventuali corpi estranei fino alla loro espulsione per mezzo delle palpebre.

Proprio le palpebre, similmente all’azione dei tergicristalli sul parabrezza, hanno il compito di distribuire il liquido sulla cornea, evitando che esso rimanga in uno stato di immobilità. Senza movimento e ricambio, infatti, l’esile strato lacrimale evaporerebbe molto in fretta, lasciando la superficie dell’occhio disidrata. Questa ne risentirebbe in trasparenza, e la visibilità risulterebbe ridotta in modo tutt’altro che insignificante.

Da parte sua, l’azione lubrificante del liquido lacrimale “restituisce il favore” alle palpebre proprio permettendo loro di scorrere su e giù senza attriti, e soprattutto impedendo alla rima palpebrale superiore di ciascun occhio di rimanere incollata – come avverrebbe in condizioni di secchezza – alla rispettiva rima palpebrale inferiore. Palpebre e liquido lacrimale, insomma, sono due strumenti che lavorano congiuntamente per garantire ognuno il corretto funzionamento dell’altro.

 

Secchezza oculare e lacrime artificiali

L’unica occasione in cui la produzione di liquido si arresta è quando gli occhi sono chiusi (tipicamente durante il sonno) perché l’evaporazione è impedita dalle barriere delle palpebre abbassate.

Nondimeno, molte persone (circa un quarto degli abitanti, prendendo come dominio la popolazione italiana) soffrono di secchezza oculare, una sindrome determinata da una produzione di lacrime inferiore alla norma e, pertanto, da una favorita evaporazione del liquido lacrimale stesso. Chi è soggetto a questo disturbo può farvi fronte attraverso l’uso di lacrime artificiali (ad esempio i colliri), validi sostituti composti da derivati della cellulosa.

Può dover ricorrere all’utilizzo di lacrime artificiali anche chi lavora molte ore davanti al computer, chi pratica sport in piscina senza occhialini e chi usa a lungo le lenti a contatto: si tratta di un rimedio efficace per dare sollievo alla cornea ed evitare difficoltà nella vista.

 

Il pianto

La secrezione del liquido lacrimale, comunque, dipende dagli impulsi che sopraggiungono alle ghiandole attraverso il sistema nervoso. È per questo che uno stimolo emotivo molto intenso, sia esso di dolore sia esso di piacere, può determinare un esubero nella sua produzione: è per questo che, anziché dileguarsi in sordina nella cavità nasale, talvolta le lacrime si ritrovano a traboccare dalle palpebre inferiori, scivolando giù per le guance. Ed è ovviamente questa l’immagine del pianto a cui siamo abituati.

A cura di Enrico Forte

IL BLUE MONDAY È DAVVERO IL GIORNO PIÙ TRISTE DELL’ANNO?

Il terzo lunedì di gennaio, quest’anno il 17, è popolarmente noto come Blue Monday, “Lunedì triste”, più precisamente il giorno più deprimente dell’anno per gli abitanti dell’emisfero boreale. La scelta del blu trova origine nella cultura anglosassone, dove rappresenta per eccellenza il colore della tristezza, della malinconia e del rimpianto: proprio l’inverno è la stagione in cui queste sensazioni vengono maggiormente percepite dalla popolazione, generando la cosiddetta Winter Blues, depressione invernale.

Il concetto secondo cui proprio in questa data, ma più in generale fra il secondo lunedì e la fine di gennaio, ci si senta maggiormente depressi rispetto agli altri giorni sarebbe giustificato dal fatto che in questo periodo il cervello realizzi inconsciamente la fine delle festività natalizie e la ripresa delle attività lavorative. La teoria fu elaborata per la prima volta nel 2005 dal dottor Cliff Arnall, psicologo dell’Università di Cardiff, e resa nota mediante un comunicato stampa del canale televisivo britannico Sky Travel. 

Arnall avrebbe individuato la data tramite una bizzarra equazione, pensata per le compagnie di viaggio perché volta ad analizzare la maggiore tendenza dei propri clienti a prenotare un viaggio quando presi da uno stato di profondo malumore e depressione. I fattori da lui considerati furono molteplici: condizioni meteo (W), capacità di fronteggiare i debiti accumulati dopo le festività (D-d), tempo trascorso dal Natale (T), fallimento dei buoni propositi (Q), bassi livelli di motivazione (M) e crescente necessità di agire (Na). L’equazione pubblicata fu la seguente: [W+(D-d)]TQMNa. Tale teoria, evidentemente priva di fondamento scientifico (può l’andamento del nostro umore essere ridotto al risultato di un’equazione?), fu poi diversamente declinata da altre compagnie sempre per scopi pubblicitari. Arnall sarebbe stato in grado di calcolare anche il giorno più felice dell’anno, che tende invece a cadere vicino al solstizio d’estate nell’emisfero boreale. 

Il tema del Blue Monday offre diversi spunti di riflessione, in particolare quello della salute psichica, argomento particolarmente delicato e discusso specialmente dopo che in Italia il “Bonus Salute Mentale” non è rientrato nella legge di Bilancio 2022, nonostante i due anni di pandemia abbiano avuto effetti devastanti sotto questo aspetto: si attesta intorno al 40% l’incremento di coloro che hanno richiesto l’aiuto di uno psicologo o uno psichiatra, ma si tratta di un trend destinato a salire. La salute psichica non merita la stessa attenzione e cura riservata alla salute fisica? Risponderebbe l’OMS: non c’è salute senza salute mentale.

È universalmente noto come i Paesi più ricchi ed economicamente stabili registrino un elevato numero di suicidi, più di altri Paesi in maggiore difficoltà economica. Dati allarmanti vengono dai Paesi del Nord Europa: secondo uno studio condotto fra il 2012 e il 2016, il 12,3% della popolazione dei Paesi Nordici è in condizioni di infelicità e di sofferenza psicologica, percentuale che sale fino al 16% fra gli over 80. L’Europa è il primo continente al mondo per tasso di suicidi ogni 100.000 abitanti ed è la Groenlandia a detenere il triste primato. 

La speranza è che venga data sempre più importanza e attenzione al tema della salute psichica, anche tramite reali stanziamenti da parte dei governi, e che grandi compagnie senza scrupoli non sfruttino questa crescente e diffusa fragilità per meri interessi economici. 

 

A cura di Francesca Genoni

 

Fonti:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Blue_Monday_(data)

https://www.huffingtonpost.it/entry/bonus-psicologo-quellurlo-della-mente-da-ascoltare_it_61e13b1be4b0e612f6fa324e

https://amp24.ilsole24ore.com/pagina/ABZwZWdB

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stati_per_tasso_di_suicidio

La calza della Befana per i più piccoli

Anche quest’anno la Befana è arrivata a portare i suoi doni ai più piccoli!

Grazie ai volontari della Sottosezione di Avis Borsano infatti, i bambini delle Scuole dell’Infanzia San Giuseppe e Soglian di Borsano hanno ricevuto in questi giorni, con l’aiuto delle loro maestre, la tradizionale calza della Befana, contenente dolci, ma anche un biglietto di presentazione della realtà avisina.

Una tradizione ormai consolidata per rinsaldare il legame tra Avis e il territorio.

In foto, i volontari intenti a confezionare le 165 calze distribuite ai bambini.

Quando il cuore si ammala: le principali cardiopatie

Il cuore è il centro motore del nostro apparato circolatorio: esso “pompa” ininterrottamente sangue a tutte le parti del nostro organismo, affinché ogni cellula di ciascun distretto corporeo venga continuamente rifornita delle sostanze necessarie al suo corretto funzionamento e, ancora prima, alla sua sopravvivenza. È fondamentale quindi che il cuore lavori bene, sia a riposo che sotto sforzo, perché una condizione patologica non trattata tempestivamente potrebbe rivelarsi fatale. Per comprendere meglio alcune di queste situazioni, è opportuno descrivere l’anatomia di quest’organo “nobile”, proprio perché di vitale importanza. 

Il cuore è un organo muscolare cavo situato in una regione del torace nota come mediastino, all’interno della loggia cardiaca. Presenta due atri, separati fra loro dal setto interatriale, e due ventricoli, separati dal setto interventricolare. Ciascun ventricolo presenta un orifizio venoso, gli orifizi atrioventricolari destro e sinistro, e uno arterioso, l’orifizio aortico a destra e l’orifizio del tronco polmonare a sinistra, ciascuno provvisto di valvole: tricuspide, mitrale e semilunari rispettivamente. La faccia anteriore (sternocostale) del cuore è percorsa dal solco interventricolare anteriore, in cui decorre l’arteria interventricolare anteriore, e dal solco coronario o atrioventricolare, in cui decorrono le arterie coronarie destra e sinistra, responsabili dell’irrorazione del cuore. La faccia inferiore (diaframmatica) è percorsa dal solco interventricolare posteriore, in cui decorre l’arteria interventricolare posteriore. L’intero organo è avvolto da una membrana sierosa, il pericardio. 

Il miocardio, ovvero la muscolatura cardiaca, è distinto in miocardio di lavoro e miocardio di conduzione o specifico: il primo è responsabile della contrazione meccanica delle fibre cardiache, costituite da cellule dette cardiomiociti. I cardiomiociti sono cellule con un metabolismo prevalentemente lipidico: ciò significa che si nutrono perlopiù di grassi, sostanze che rappresentano quindi la primaria fonte di energia cardiaca. L’affinità per queste molecole è addirittura maggiore rispetto a quella degli adipociti, cellule del tessuto adiposo.

Il secondo si occupa della corretta trasmissione dell’impulso elettrico che conduce, appunto, il segnale di contrazione. Un aspetto estremamente importante del miocardio di conduzione è che questo funziona in maniera indipendente dal sistema nervoso: le cellule che ne fanno parte si auto-depolarizzano, avviando autonomamente la trasmissione dell’impulso. Le aree specifiche del miocardio di conduzione sono, in ordine, il nodo seno atriale NSA, situato in prossimità dell’ingresso della vena cava superiore e da cui origina l’impulso, il nodo atrio ventricolare NAV, situato sul pavimento dell’atrio di destra, il fascio di His, che attraversa lo scheletro fibroso del cuore, e le fibre del Purkinje. Tale disposizione è finalizzata alla contrazione sfalsata di atri e ventricoli. Quindi, quando si parla di morte cerebrale, si fa riferimento a una situazione il cui tronco encefalico (mesencefalo, bulbo e ponte) del paziente cessa di funzionare, questo smette di respirare autonomamente ma il suo cuore continua a battere. Le fibre nervose devono solo controllare la modulazione degli impulsi del sistema di conduzione.

Sono numerosissime le cardiopatie, a partire da quelle congenite come il forame ovale pervio o la tetralogia di Fallot, a quelle più comuni come l’infarto, l’arresto cardiaco e lo scompenso cardiaco.

La parola infarto deriva dal verbo latino infarcire, ovvero occludere. Rappresenta una situazione in cui un vaso arterioso si occlude (a causa, ad esempio, di placche aterosclerotiche), la zona da esso irrorata, infartuata, non riceve più sangue e ossigeno e questo ne comporta la necrosi, cioè la morte. Quando l’infarto riguarda il muscolo cardiaco a otturarsi sono le arterie coronarie e si parla di infarto del miocardio. I sintomi sono tipici: sudorazione fredda e generale stato di malessere, dolore toracico che si irradia lungo il ramo sinistro della mandibola, il braccio (più frequentemente il sinistro), i vasi del collo e della gola. Questa “area d’interesse” è determinata da una certa disposizione delle vie del dolore a livello del midollo spinale, che origina il fenomeno del “dolore riferito”. Su uno stesso neurone di proiezione nel midollo spinale, infatti, convergono afferenze nocicettive provenienti sia dal sistema muscolo-scheletrico, sia dai visceri. Questa organizzazione ci impedisce di determinare con certezza la sede dolente. Data la maggiore probabilità ad attribuire l’origine del dolore all’esterno piuttosto che all’interno dell’organismo, proiettiamo direttamente il dolore sulla superficie del nostro corpo, nonostante esso provenga da un viscere. La mappatura superficiale dei dolori viscerali è stereotipata: appurato quindi che in quella zona superficiale non vi sia alcuna causa reale che stia scatenando il dolore, allora la causa più probabile è che sia il viscere corrispondente a dare origine ad un dolore riferito in quella zona specifica. 

Fattori di rischio dell’infarto sono l’età avanzata, il sesso (fino agli anni della menopausa è più comune fra gli uomini), la familiarità con la malattia, lo stile di vita poco sano e sedentario, l’alimentazione troppo grassa e altre patologie correlate. Quando si manifesta un episodio acuto, l’unico trattamento efficace consiste nella riapertura della coronaria ostruita, pertanto solo un tempestivo intervento del 118 può aumentare le speranze di sopravvivenza del paziente. 

Molte persone confondono l’infarto del miocardio con l’arresto cardiaco. L’infarto del miocardio può causare l’arresto cardiaco, ma non ne è l’unica causa e non lo determina necessariamente. La causa principale dell’arresto cardiaco è infatti un’aritmia cardiaca severa che conduce a un cessazione immediata dell’attività elettrica cardiaca, quindi delle attività ad essa collegate come la respirazione, e richiede un immediato soccorso di rianimazione cardiopolmonare per evitare l’instaurarsi di danni permanenti al cervello e ad altri organi vitali, e nei casi più gravi la morte del paziente. Il paziente in arresto cardiaco perde immediatamente conoscenza e manifesta sintomi correlati ad alcune concause della malattia, fra cui lo scompenso cardiaco, condizione cronica in cui il cuore non assolve efficacemente alla sua funzione contrattile e che richiede una terapia farmacologica e talvolta di tipo interventistico, come l’impianto di pacemaker e defibrillatori biventricolari.

A cura di Francesca Genoni

 

Fonti: 

AA.VV. Anatomia umana topografica, edi-ermes, 2019.

Lezioni della prof.ssa Marcella Reguzzoni e del professor Andrea Moriondo dell’Università degli Studi dell’Insubria

https://www.humanitas.it/malattie/infarto-del-miocardio/

https://www.humanitas.it/news/qual-la-differenza-infarto-arresto-cardiaco/

https://www.humanitas.it/malattie/scompenso-cardiaco/

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