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Allergie e donazioni: come comportarsi?

Ah, primavera! Si destano i merli, i peschi fioriscono… volano gli starnuti. 

Sono belle considerevoli, in questo periodo, le grane di chi ogni singolo anno si ritrova vessato dall’allergia. Effettivamente, più perseguitato di un allergico c’è solo un altro soggetto: il donatore allergico. L’insorgere dell’allergia, infatti, può interferire con le buone intenzioni di chi vuole donare il sangue: molte donazioni vengono rinviate, talvolta addirittura sospese.

Di primo acchito parrebbe soltanto un eccesso di zelo, una precauzione tutto sommato superflua da parte del centro trasfusionale. Perché farsi tutti questi problemi per una condizione innocua e comune come l’allergia? Perché precludere a tanti avisini la possibilità di mettersi in gioco?

La reazione allergica è una risposta sproporzionata del sistema immunitario, con cui esso si oppone ad una o più sostanze (i pollini, in questo caso) erroneamente ritenute pericolose per l’organismo. Un vero e proprio “falso allarme”, come quando uno fa per aprire la portiera dell’auto e quella prorompe inspiegabilmente negli strilli dell’antifurto. Già, erroneo, inspiegabile… Fatto sta che l’antifurto scatta: per quanto “falso”, l’allarme c’è e si fa sentire. Quella allergica sarà anche una reazione fallace, ma ciò non toglie che è concreta, ciò non toglie che avviene, e questo non può essere trascurato ai fini di una donazione sanguigna. Le difese immunitarie si mobilitano contro l’allergene (la sostanza percepita come “minaccia”), ed è appena il caso di precisare che il sangue si trova in prima linea in questo dispiegamento di forze: irritazioni, eritemi e rossori cutanei, manifestazioni tanto consuete di molte reazioni allergiche, sono determinate proprio dall’affluenza di sangue verso la zona “in pericolo”; i capillari lì localizzati si dilatano e si riempiono di globuli bianchi e di globuli rossi carichi di ossigeno, così da far fronte alla apparente “insidia”. Insomma, lo stato del sangue finisce per risultare alterato rispetto alla norma; va da sé che avrebbe ben poco senso donare in una circostanza del genere.

Il criterio seguito dal centro trasfusionale è allora il seguente: per poter effettuare una donazione di sangue, devono essere trascorsi almeno 3 giorni dalla cessazione di tutti i sintomi allergici. Ora, aggirare questa complicazione non sembrerebbe così impossibile, dal momento che antistaminici e farmaci cortisonici, in genere, consentono di raggiungere condizioni stabili alla maggior parte dei soggetti allergici. Il problema è che i principi attivi dei medicinali circolano nel sangue, ovviamente, andando ancora una volta a comprometterne e sbilanciarne la composizione; è per questo che la loro assunzione deve essere interrotta 15 giorni prima di andare a donare. Quindi, ricapitolando: l’aspirante donatore smette di assumere i farmaci 15 giorni prima dell’eventuale donazione; dopodiché, solo se almeno 3 giorni prima di quella data i sintomi cessano, e solo se non si presentano nemmeno il giorno stesso della donazione, allora la seduta può tenersi, altrimenti no.

Diverso è il caso di persone che nella loro vita hanno sperimentato anafilassi (shock anafilattico), cioè quel tipo di reazione allergica improvvisa e violenta che comporta un crollo della pressione sanguigna e impedimenti respiratori: coloro che hanno una storia documentata di anafilassi sono esclusi definitivamente dalla donazione. 

Ad ogni modo, è bene precisare che l’essere soggetti solitamente allergici non rappresenta di per sé un fattore pregiudicante per la donazione: il problema sorge solamente laddove ci sono i sintomi, e non è detto che questi si palesino per forza tutti gli anni. Già nel 2020 molti di noi hanno constatato che, tra gli effetti collaterali della quarantena, ce ne sono anche di positivi. In particolare, tanto le pareti domestiche quanto la mascherina si sono rivelate barriere efficaci contro le grinfie dei pollini, aiutandoci a tenere a distanza anche l’allergia.

Chissà, magari quest’anno dovrai ringraziare la pandemia se riuscirai a provare l’ebbrezza della donazione primaverile. Ma anche se così non fosse, beh… inutile ricordare che il valore del dono è lo stesso in qualsiasi stagione.

A cura di Enrico Forte

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